Dunque, l’Italia, buon ultimo fra i grandi Paesi europei, ha, anch’essa, una legge che regolamenta le Unioni Civili, sia delle coppie etero che omosessuali.
L’approvazione di tale legge, è senz’altro, un momento che segna un passo in avanti del nostro Paese sul terreno della tutela dei diritti civili dei propri cittadini, anche se sono in molti a riconoscere il carattere ancora limitato dei diritti riconosciuti, in particolare relativamente al tema delle adozioni.
Infatti, di fronte alla legge approvata dal Parlamento italiano, abbiamo assistito all’ espressione dei più svariati punti di vista.
Si va da coloro apertamente contrari perché verrebbero messi in discussione i cardini della famiglia tradizionale, a coloro che, pur considerandola un passo in avanti, ne sottolineano, come dicevamo, i limiti.
Sono posizioni che hanno un fondamento storico e che sappiamo attraversare gli stessi partiti e schieramenti politici.
Ma ciò che più colpisce chi, come noi, ha nel suo programma la lotta per la democrazia, la giustizia sociale ed il socialismo, è il maturare e consolidarsi, sia pure in ambiti senz’altro ristretti, di una posizione che, “da sinistra”, afferma che ci sarebbe poco da rallegrarsi e gioire per la legge approvata perché, in ogni caso, restano le ingiustizie sociali, anzi, proprio i diritti sociali vengono sempre più attaccati e vilipesi, e considera, quindi, come puro fiore all’occhiello di questo governo la legge sulle Unioni Civili.
Riteniamo profondamente sbagliata tale posizione per una serie di ragioni:
- La lotta per i diritti civili, per chi lotta per il socialismo, è profondamente legata a quella per i diritti sociali e, quindi, nulla vieta di dare giudizi differenziati sulle varie leggi in via di approvazione o vigenti nell’attuale ordinamento socio-economico capitalistico.
- L’avanzamento, sia pur timido, sul piano dei diritti civili, può vedere ostacolato il suo cammino e la sua realizzazione dall’attacco in corso contro i diritti sociali, ma, ciò non avviene a causa dell’approvazione della legge sulle Unioni Civili, che inizia immediatamente ad esercitare i suoi benefici effetti, bensì, a causa della complessiva politica economica e sociale di questo come di altri governi animati dalla volontà di colpire le condizioni sociali di vita del popolo per difendere le classi dominanti.
- Infine, nel giorno in cui ricordiamo la morte di Giorgiana Masi a Roma, il 12 maggio1977, in una manifestazione che, a tre anni dalla conquista del divorzio, ne celebrava la natura di conquista civile per il Paese, per i lavoratori e tutti i cittadini italiani, come base per nuove conquiste civili e sociali per cui battersi, è mai passato per la mente delle migliaia e migliaia di operai, lavoratori, giovani e donne che, in quel giorno riempirono le strade di Roma, ed ai milioni di italiani che si batterono per il divorzio, per l’aborto ed altre conquiste civili, che si trattasse di una battaglia inutile perché, in ogni caso, sarebbero continuate ad esistere le profonde differenze sociali che avrebbero potuto vanificare tali conquiste? No, nella stragrande maggioranza del popolo che fece le battaglie per i diritti civili, nel nostro come in altri paesi, tale pensiero non albergò mai, perché in essi vi era la consapevolezza della necessità di tenere unite le lotte per i diritti civili con quelle per i diritti sociali (lavoro, servizi, redistribuzione dei redditi ecc.), come condizione per un complessivo avanzamento di tutti i diritti dei lavoratori e del popolo italiano.
Ecco perché noi, come comunisti, che continueranno con sempre maggiore determinazione a condurre la lotta per la democrazia, i diritti dei lavoratori, la giustizia sociale, al fine di costruire un superiore ordinamento sociale ed economico che chiamiamo, oggi come ieri, socialismo, riconosciamo nella legge approvata dal Parlamento italiano sulle Unioni Civili, un parziale ma significativo avanzamento nella condizione di vita del nostro Paese che potrà, con la lotta, fare da trampolino a più avanzate e consistenti vittorie dei lavoratori e del popolo per il miglioramento delle proprie condizioni di vita, contro l’arroganza e lo strapotere delle classi dominanti e dei governi che ne difendono i privilegi di classe.