Controriforma Costituzionale

CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE

Negli ultimi 20 anni, molti cambiamenti sono già stati fatti all’ originario testo costituzionale entrato in vigore nel 1948 e tutti nel senso di limitare e restringere le regole di espressione della volontà popolare, per concentrare il potere decisionale nel Governo e negli organi esecutivi ai vari livelli territoriali, espropriandone il Parlamento ed i Consigli locali. Nella stessa direzione va l’ attuale disegno di legge costituzionale Boschi, approvato definitivamente dal Parlamento nei giorni scorsi.
Intanto, non é per nulla superato il bicameralismo perché Camera dei deputati e Senato della Repubblica continueranno ad esistere anche se avranno composizione e funzioni diverse: la Camera con i suoi 630 deputati con la rappresentanza della Nazione, la titolarità esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo, la funzione di indirizzo politico e di controllo sulla attività del Governo stesso; il nuovo Senato composto da 100 persone di cui 74 Consiglieri regionali, 21 Sindaci e 5 componenti di nomina del Presidente della Repubblica, con le leggi di rango costituzionale, il referendum, la legge elettorale ed i trattati con la Unione Europea di competenza di entrambe le Camere, ma anche con le altre leggi esaminate ed approvate dalla Camera dei deputati che, trasmesse al Senato possono essere da questo essere esaminate se, entro dieci giorni, lo richiede un terzo dei suoi componenti e modificate, a maggioranza assoluta entro i 30 giorni successivi, con voto definitivo della Camera.
Come si vede, più che al monocameralismo, siamo in presenza di un bicameralismo zoppo caratterizzato da procedure farraginose.
Un altro aspetto negativo é che non c’è più legislazione concorrente fra Stato e Regioni perché una clausola di supremazia prevede che, su proposta del Governo, una legge dello Stato possa intervenire in materie non riservate alla sua esclusiva legislazione.
Infine, per le leggi di iniziativa popolare, servirà la raccolta di 150mila firme rispetto alle attuali 50mila, rendendo così più problematica l’attuazione delle procedure di questo istituto di democrazia diretta.
Ecco perché é necessario che, in vista della prossima scadenza referendaria che, a ottobre, dovrà dare la definitiva sanzione popolare a tale provvedimento, si sviluppi un ampio fronte democratico e popolare contrario a questo ulteriore e grave attacco alla democrazia, al fine di far prevalere il NO al prossimo referendum.
I comunisti possono fin da ora impegnarsi per dare, in questo senso, il loro contributo sulla base della loro autonoma ed originale impostazione programmatica che si fonda sulla lotta per una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti, un Parlamento monocamerale e l’istituzione del vincolo di mandato per impedire che il parlamentare tradisca i propri elettori.